Porti, la sfida della resilienza: a Livorno il nuovo modello per un Mediterraneo sostenibile
Livorno 23 aprile 2026 Porti, la sfida della resilienza: a Livorno il nuovo modello per un Mediterraneo sostenibile
Dalla Fortezza Vecchia di Livorno il bilancio dei primi 1o mesi di GreenMedPorts: tra crisi del Mar Rosso e nuove normative ETS, le Autorità Portuali puntano su corridoi verdi, idrogeno e cooperazione internazionale per trasformare gli scali in piattaforme di resilienza strategica.”
Superare la retorica green per trasformare la transizione ecologica in una leva industriale capace di ridisegnare gli equilibri di potere nel Mediterraneo. È questo il messaggio politico e strategico lanciato stamani dalla Fortezza Vecchia di Livorno, dove l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale ha tracciato il bilancio dei primi 10 mesi di GreenMedPorts, il progetto europeo di punta del programma Interreg NEXT MED, coordinato dall’AdSP e di cui fanno parte istituzioni e centri di ricerca di sei Paesi Mediterranei, tra cui spicca la partecipazione dell’Algeria.
Nella Sala Ferretti, esperti e istituzioni si sono confrontati su una transizione ecologica che, oggi più che mai, deve fare i conti con una “geopolitica del rischio” senza precedenti.
L’analisi muove da dati complessi: secondo l’UNCTAD, nel 2025 il transito nel Canale di Suez è rimasto del 70% inferiore ai livelli del 2023. Le crisi nel Mar Rosso e le minacce sullo Stretto di Hormuz hanno polverizzato le vecchie certezze lineari, imponendo rotte lunghe e costi assicurativi record.
In una fase in cui le rotte marittime sono esposte a tensioni e incertezze crescenti, la sostenibilità assume un significato più ampio. Non riguarda soltanto la riduzione delle emissioni, ma anche la capacità di rendere i sistemi più efficienti, più autonomi, meno dipendenti da fattori esterni.
In uno scenario simile, “i porti non possono più limitarsi a intercettare traffici. Devono diventare piattaforme di resilienza, capaci di adattarsi, di offrire soluzioni, di garantire continuità operativa anche in condizioni di incertezza” ha spiegato in apertura di convegno la dirigente Sviluppo e Innovazione dell’AdSP, Antonella Querci, che ha ribadito come un porto resiliente sia anche più competitivo.
Da questo punto di vista, “GreenMedPorts non è un progetto ambientale in senso stretto”, ha detto, aggiungendo che “il suo valore risiede nella capacità di integrare standard ambientali, certificazioni di performance (come il ‘Green Label Port’) e cooperazione tra scali geograficamente distanti”.
Per la dirigente dell’Ente portuale è proprio questa integrazione a trasformare GreenMedPorts in qualcosa di più di un progetto: “lo rende una vera e propria infrastruttura immateriale, capace di incidere nel tempo sulle modalità con cui si organizzeranno le catene logistiche nel Mediterraneo”. Perché, in prospettiva, “chi sarà in grado di definire standard condivisi, di produrre dati affidabili e di costruire sistemi di certificazione riconosciuti, sarà anche in grado di orientare le scelte degli operatori e, quindi, di governare i flussi”.
In un contesto in cui il Mediterraneo è diventato uno spazio fragile, esposto a tensioni geopolitiche e a dinamiche che incidono direttamente sull’organizzazione delle rotte, il tema dei corridoi verdi mediterranei assume un significato profondo. “Non sono semplicemente rotte meno emissive – ha spiegato Antonella Querci – ma nuove infrastrutture economiche e industriali, nelle quali convergono tre elementi fondamentali: la dimensione energetica, la dimensione ambientale e la dimensione commerciale”. Tenendo conto di ciò, la responsabile innovazione e sviluppo della Port Authority ha evidenziato come il Mare Nostrum si trovi di fronte a una scelta molto chiara: “o riesce a costruire corridoi verdi che tengano insieme le due sponde, riducendo le asimmetrie e favorendo una transizione condivisa, oppure rischia di accentuare le differenze tra porti che riusciranno a posizionarsi all’interno di queste nuove reti e porti che ne resteranno esclusi”.
All’interno di questo quadro, l’introduzione del sistema ETS nel trasporto marittimo rappresenta un passaggio di grande rilievo. Sebbene l’introduzione di un prezzo sulla CO2 sia un segnale economico forte, dal convegno è emerso un monito molto chiaro: l’ETS è una politica di prezzo, non industriale. Senza investimenti reali in carburanti alternativi e infrastrutture, la sola pressione fiscale rischia di produrre un “effetto boomerang”, spostando i traffici verso scali extra-UE meno regolamentati e danneggiando la competitività dei porti mediterranei.
Sulle sfide normative è intervenuto Luca Brandimarte (Assarmatori), confermando che la revisione del sistema ETS è ormai alle battute finali: «La proposta della Commissione è attesa entro luglio», ha annunciato, non senza evidenziare le criticità di un meccanismo che rischia di penalizzare i settori più vulnerabili, come il transhipment, le Autostrade del Mare e i collegamenti insulari. L’auspicio di Assarmatori è chiaro: servono deroghe mirate e un prolungamento delle esenzioni per le isole minori.
Parallelamente, resta centrale il nodo del cold ironing. Se da un lato i porti dell’Alto Tirreno saranno presto pronti all’elettrificazione delle banchine, dall’altro Brandimarte invoca passi avanti su regole e tariffe. “I risultati strutturali sono concreti”, ha spiegato, “ma ora servono circolari ministeriali per affinare la governance e una soluzione tariffaria che, nel rispetto degli aiuti di Stato, garantisca esenzioni sugli oneri di sistema”.
Quello che è chiaro è che la sfida del futuro si gioca sull’integrazione. Con il supporto di quadri normativi internazionali come il Net-Zero Framework 2025 dell’IMO, la transizione ecologica è diventata il pilastro della governance marittima globale. In questo contesto, è stato ribadito durante il convegno come GreenMedPorts si candidi a essere il motore per trasformare il Mediterraneo da barriera geografica a piattaforma logistica integrata, dove sostenibilità e mercato viaggiano alla stessa velocità.
Un’ambizione condivisa dal mondo accademico, come sottolineato dall’ing. Daniele Melideo (DESTEC – Università di Pisa). “La nostra ricerca è focalizzata sull’idrogeno, pilastro del progetto europeo CleanH2Shipping per la decarbonizzazione navale”, ha spiegato, ponendo l’accento sulla necessità di standardizzare le soluzioni: “Dobbiamo armonizzare le best practice affinché le innovazioni nate per contesti specifici diventino scalabili. GreenMedPorts è fondamentale proprio perché permette di condividere conoscenze e superare quegli ostacoli regolatori che ancora dividono gli Stati”.
Il tema della scalabilità è centrale anche per Debora Zrinscak di ARTES 4.0, centro di competenza leader nella robotica avanzata: “Il nostro lavoro consiste nell’unire stakeholder, centri di ricerca ed enti pubblici per accelerare lo sviluppo tecnologico e renderlo fruibile all’intero sistema” ha dichiarato.
A confermare il valore dell’iniziativa è intervenuto anche il Capitano di Fregata Gennaro Fusco, della Capitaneria di Porto, che ha evidenziato l’importanza di connettere realtà portuali eterogenee: “Supportiamo con forza l’impegno dell’AdSP per la diffusione dei combustibili alternativi e la riduzione delle emissioni in porto. Un esempio concreto è il cold ironing, tecnologia su cui partner come Malta hanno già maturato un’esperienza d’avanguardia nel settore crocieristico che può fare da modello” ha detto.
Il monito emerso dal convegno è chiaro: la transizione ecologica non può essere subita passivamente come un mero obbligo normativo o una variabile di mercato. “E’ necessario che le Autorità di Sistema assumano un ruolo di guida attiva, capace di orientare i processi a beneficio dei territori -ha dichiarato in chiusura di dibattito Antonella Querci – E’ solo integrando dati, energia e cooperazione, che il Mediterraneo potrà completare la sua evoluzione, diventando una piattaforma logistica globale, sostenibile e realmente competitiva”.
