Politica 2 Novembre 2026

“Prefetto in pensione? Grazie di tutto e ora voltiamo pagina”. L’intervento del primo cittadino

Livorno 2 ottobre 2026

 

“Ho letto l’intervento-fiume di commiato dalla carica del dottor Dionisi. Nel giorno del suo addio a una carriera istituzionale così lunga e prestigiosa, ci si sarebbe aspettati un’ampia carrellata di ricordi e rimembranze per un percorso professionale e istituzionale di così alto livello. Insomma, un ripercorrere le pagine dei ricordi di una vita dedicata allo Stato, che lo ha portato a confrontarsi con molte realtà del nostro Paese e a viverle direttamente. E invece noto che l’ex Prefetto riserva gran parte dello spazio comunicativo di questo commiato al Sindaco di Livorno. Comprendo che l’aspetto dell’articolato confronto di questi ultimi mesi tra l’ex Prefetto e il Sindaco sia giornalisticamente appetibile e comprendo che lui abbia interesse a uscire da questi due anni e tre mesi (gli ultimi di una carriera durata quasi 40 anni) rendendo di se l’immagine di persona saggia, istituzionalmente irreprensibile, laboriosa e sinceramente amante di Livorno.

La mia valutazione sul livello dei rapporti ai quali l’ex Prefetto Dionisi, da un preciso momento del suo mandato, ha voluto incanalare i rapporti istituzionali in questa città è purtroppo un’altra. Riguarda un progressivo, direi scientifico, lavoro di pressing sull’amministrazione e su pressoché tutte le istituzioni cittadine, volto a indirizzare, a mio avviso e lo dico apertamente, politicamente il lavoro di molte di queste, insinuandosi non di rado persino in percorsi amministrativi non di competenza.

Abbiamo visto promuovere (ovviamente partecipando) una lunghissima serie di tavoli o cabine di regia che, alla fine, sono risultati dei semplici spot mediatici, assolutamente inconcludenti. Si è spesso preferito un rapporto con volenterosi ma spesso non esattamente rappresentativi comitati, scavalcando e a volte tentando di prevaricare organi istituzionali democraticamente eletti, come i Consigli di zona.

Temi importanti, sui quali l’amministrazione non ha mai avuto bisogno di intermediatori, come quello dei fumi in porto, il tema dei fossi, via Cambini, più di recente l’Hotel Corallo, gli episodi alla Leccia, finanche gli interventi sulle strade dell’Anas come il Romito, le zone rosse, la vicenda della progettazione del ponte sullo Scolmatore e, ultimamente, la questione degli orti urbani. Tutti temi diventati oggetto di auto celebrazione istituzionale. Tutte vicende puntualmente concluse con raccomandazioni, spesso improprie, agli altri sul da farsi.

Tralascio la lunga serie di comunicazioni rilasciate in anticipo rispetto ai Cosp, le dichiarazioni non coincidenti con il contenuto degli stessi, la richiesta di interventi all’amministrazione inopportuni e spesso normativamente irricevibili, e l’amarezza per la disdicevole richiesta di “integrazioni” nel caso dell’intitolazione a Protti (questa sì, una questione che mi ha toccato anche umanamente). Ma voglio soffermarmi su due temi concreti, anche per sgombrare la discussione da banali contrapposizioni personali.

Il primo è quello dell’ordine pubblico, tema a noi caro tanto da avere introdotto per la prima volta nella nostra città la figura del Security Manager. Mi è sembrato che tutto si volesse risolvere con la solita, fallimentare, ricetta delle destre: zone rosse, controlli, restrizioni, demonizzazione di intere aree della città. A rimorchio dei desiderata della destra, nazionale e cittadina, siamo arrivati a richiedere controlli su luoghi di culto (solo alcuni, ovviamente), poi risultati inesistenti che, insieme alla dissociazione dai percorsi di formazione volontari per le forze dell’ordine sulla lingua araba, non possono non evidenziare il fine sottaciuto di tali prese di posizione: indirizzare il dibattito verso le ricette-flop della destra.

Il ragionamento è veramente singolare. Dalla Prefettura si dice, da un lato, che Livorno non è una città fuori controllo, anzi, dato confermato da tutti i Questori che hanno lavorato qui. Ma, terminato un Cosp dedicato al tema, si prova a gettare un po’ di discredito su Sindaco e Polizia Locale definendo i dati, reali preoccupanti.

Io lo ricordo ancora: o Livorno non è in emergenza criminalità oppure, se vi sono criticità, occorre dire che chi ha lavorato per due anni e mezzo come coordinatore delle forze di polizia ha qualcosa da rivedere nel proprio operato. Quando si preferisce in questi anni non disturbare il Governo per un’integrazione di personale e mezzi, richiedendo invece una pattuglia notturna della Municipale, io davvero non posso esimermi dal pensare che siamo di fronte a palesi strumentalizzazioni, nei confronti della città ma anche dei tanti operatori e delle tante operatrici che ogni giorno lavorano generosamente nelle nostre strade per assicurarci una serena e pacifica convivenza nella legalità.

Il secondo tema è il porto e il progetto Darsena Europa. Anche qui nulla sembra appagare il dottor Dionisi. Non il rilancio della città, non i numeri dell’economia che ne derivano, non l’intensificarsi delle presenze turistiche e degli scambi commerciali. Nulla.

Nell’estate del 2024 il quadro della Darsena Europa, con Guerrieri commissario, aveva degli elementi di concretezza importanti: i lavori a mare, le proposte dei privati, la gara per l’aggiudicazione che sembrava sul punto di uscire e una struttura pronta e competente che lavorava. Adesso ditemi in quale situazione siamo e ditemi se non avevamo ragione a dire che il rischio di perdere ulteriore tempo era concreto. Certo, non è solo colpa del neo commissario, ma le cabine di regia di cui abbiamo ora perso le tracce sono state inutili o, meglio, utili a rimettere in discussione tutto, dando ragione a chi diceva e continua a dire che dietro a tutto questo poteva esserci l’intenzione di far saltare la realizzazione.

Su questo, però, proprio Dionisi ha adesso l’opportunità di riscatto. Senza il gravoso ruolo prefettizio sulle spalle, potrà concentrarsi sul suo incarico commissariale, portando a casa con velocità e concretezza tutto quello che serve alla grande opera. Sarà mio compito da domani sostenere questa azione. Chiederò aggiornamenti e farò richiesta degli stati di avanzamento su tutto quello che riguarda la realizzazione dell’opera, mettendomi a disposizione in tutto e per tutto per andare a raggiungere l’obiettivo da parte di chi adesso non svolge più il ruolo di “valutatore” dell’operato altrui, ma la cui professionalità sarà valutata in base ai risultati.

Mi soffermo anche sugli orti urbani, una vicenda che Dionisi ha provato a dribblare in tutti i modi ma nella quale si è inserito il 19 settembre incontrando i rappresentanti del comitato. Da quell’incontro gli occupanti uscivano con la rassicurazione che il Prefetto fosse disponibile a mediare la difficile situazione, che si trattasse di un problema squisitamente di carattere ambientale e che l’area dovesse essere preservata al cento per cento. La voglia di mediare l’ha confermata anche successivamente, ma niente è stato fatto, per concludere la sua personale crociata ambientalista con un’intervista nella quale dichiarava (come è spesso accaduto) che altri dovevano trovare una soluzione.

Concludo con l’unica questione che mi riguarda direttamente. Il dottor Dionisi fa riferimento a delle non meglio specificate offese nei suoi confronti da parte del sottoscritto. Questo è del tutto falso. In caso contrario mi dica quali sarebbero state le offese.

Il ruolo della vittima, caro ai suoi referenti politici, proprio non gli si addice e non è pertinente.

Se poi considera offese il fatto che il sottoscritto e tutto il mondo politico abbiano considerato inopportuni ed evitabili tutti i suoi ammiccamenti con le forze di destra, fino alla partecipazione all’inaugurazione di una sede della Lega a Firenze con il ministro Salvini, beh, non posso farci niente. Chi intende giocare, anche surrettiziamente, un ruolo politico, alla politica deve rispondere. Di sicuro dal sottoscritto non è mai giunta un’offesa personale.

Ora voltiamo pagina e guardiamo al futuro. Sono certo che ritroveremo una nuova e indispensabile sintonia con la Prefettura e metteremo la parola fine alle polemiche. Livorno ha bisogno di questo e di superare situazioni nelle quali un inviato da Roma ha provato a creare dissapori e un clima teso là dove è in atto un bel percorso di rilancio di una città guidata dal centrosinistra. In maniera simile, lo stesso disegno è stato proposto anche a Bologna, Genova, Milano, Firenze e in tante città italiane di medie dimensioni amministrate da una parte politica.

Il Prefetto rispedirà al mittente qualunque accusa di implicazione politica? Benissimo, gli daremo ragione quando supererà indenne tutti i momenti nei quali potrebbe candidarsi a qualcosa o a qualche carica. Solo in quel momento potremo essere realmente smentiti”.

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