Ra.Ri e Lonzi Metalli: il resoconto dei controlli ambientali di Arpat

Resoconto dei controlli ambientali condotti dal Dipartimento ARPAT di Livorno negli impianti coinvolti nell’operazione “Dangerous trash”

L'attività di controllo di ARPAT presso gli impianti di gestione rifiuti RA.RI e Lonzi Metalli di Livorno

Le notizie apparse sulla stampa, in merito all’operazione “Dangerous trash” a Livorno, che ha coinvolto importanti realtà imprenditoriali operanti nel settore del trattamento e smaltimento dei rifiuti, ci danno l’occasione per fornire alcune informazioni in merito all’attività che il Dipartimento ARPAT di Livorno ha effettuato sui due impianti.

Questo, sia riguardo ai controlli programmati per il rispetto dell’Autorizzazione Integrata Ambientale che ARPAT ha condotto con cadenza annuale, che a quelli straordinari scaturiti da attività delegate direttamente dalla Procura o a supporto di altri organi di Polizia Giudiziaria, come nel caso dell’indagine condotta dai Carabinieri Forestali, oppure ai controlli a seguito di emergenze o di esposti.

Informazioni che sinora non erano state divulgate, nel rispetto del doveroso riserbo nella fase di indagine giudiziaria.

Tra le attività di controllo ambientale condotte da ARPAT e definite dalla Legge regionale 30/09,sono previste le ispezioni agli impianti (articolate in diversi sopralluoghi, che si svolgono anche a distanza di alcune settimane/mesi, con campionamenti e conseguenti analisi di laboratorio), al fine di controllare il rispetto delle norme in materia di tutela ambientale e verificare che le prescrizioni, contenute negli atti autorizzativi rilasciati dagli enti competenti, siano rispettate dai gestori degli impianti.

Una volta terminata l’ispezione, i risultati e le eventuali proposte (miglioramento e/o sanzionamento) sono contenuti in una relazione che ARPAT invia all’Autorità competente; in tale relazione si registrano puntualmente tutte le non conformità rilevate proponendo all’Autorità Competente le possibili azioni successive, procedendo ad effettuare la contemporanea segnalazione all’Autorità Giudiziaria e/o la contestazione di violazione sanzionata in via amministrativa.

Anche le ultime ispezioni effettuate da ARPAT nel dicembre 2017 hanno rilevato varie irregolarità nella gestione degli impianti, su cui è stato riferito alle suddette Autorità.

L’Autorità competente ha il potere, in base alla gravità delle difformità:

  • di diffida e assegnazione del termine per il ripristino delle condizioni dell’AIA,
  • di diffida e contestuale sospensione dell’attività,
  • di revoca dell’autorizzazione e chiusura dell’impianto.

Riportiamo di seguito una tabella che raccoglie, per entrambi gli impianti, i risultati delle 20 ispezioni effettuate, che, partite da motivazioni ordinarie o straordinarie, hanno portato a provvedimenti sanzionatori. Resta sottinteso che vi è stata presenza dei tecnici ARPAT con sopralluoghi e campionamenti in molte altre situazioni, non rilevanti nella fattispecie degli illeciti. 

L’attività di controllo non esplicita tutte le competenze di ARPAT sugli impianti industriali, in quanto l’Agenzia effettua inoltre attività di supporto tecnico agli Enti per le istruttorie di autorizzazione, modifica, riesame.

L’autorità competente al rilascio delle autorizzazioni AIA è attualmente la Regione Toscana (a far data dal 01 gennaio 2016); infatti con la legge regionale 22/2015 la Regione Toscana ha preso il posto della Provincia in tutte le funzioni in materia di ambiente ed energia.

Riguardo, infine, all’indagine “Dangerous trash”, ARPAT ha contribuito, a partire dal 2015, con attività tecnico specialistica a supporto dell’Autorità Giudiziaria, con la verifica di conformità di 5 carichi sequestrati su strada al fine di individuare la reale natura dei rifiuti transitati tra Rari e Lonzi con destinazione finale la discarica Scapigliato di Rosignano M.mo.

I carichi, dichiarati dai gestori rifiuti speciali non pericolosi, a seguito di analisi di classificazione di pericolosità, sono risultati invece essere miscele di rifiuti speciali pericolosi.

Dai nostri accertamenti in sintesi è emerso:

  • l’invio in discarica di carichi di rifiuti pericolosi (dichiarati non pericolosi) con documentazione non corrispondente al vero,
  • la mancanza di tracciabilità dei flussi determinando l’impossibilità di poter risalire, attraverso le registrazioni obbligatorie previste dalla vigente normativa, alla composizione dei carichi,
  • il ripetuto passaggio dei rifiuti (Ra.Ri – Lonzi) attraverso impianto intermedio per “trattamento” tecnicamente non giustificabile, mascherato documentalmente da operazioni di intermediazione di rifiuti senza detenzione, il cosidetto “giro bolla”,
  • l’insieme delle condotte adottate dai gestori delle aziende Ra.Ri e Lonzi Metalli conduce ad un risultato di dissimulazione della realtà e comporta una destinazione dei rifiuti che non sarebbe stata consentita, condotte che valutate nel loro insieme denotano manifesta illiceità.

Queste informazioni sono state fornite anche alla Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlate, in occasione dell’audizione a cui ARPAT ha partecipato il 6 novembre 2017.

I nostri accertamenti sono confluiti nell’indagine “Dangerous trash”, che si è estesa anche ad aspetti di natura finanziaria. L’indagine svolta dalle forze dell’ordine, nel caso specifico dai Carabinieri Forestali, si può avvalere di mezzi tecnologici e strumenti – propri dei corpi di polizia – quali le intercettazioni telefoniche ed ambientali, l’accesso diretto ai sistemi di gestione finanziari, ecc.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *