Libri, recensioni 29 Gennaio 2026

Recensioni – Oggi Maurizio Grasso vi farà conoscere “Elogio dell’ignoranza e dell’errore” di Gianrico Carofiglio

Livorno 29 gennaio 2026 Recensioni – Oggi Maurizio Grasso vi farà conoscere “Elogio dell’ignoranza e dell’errore” di Gianrico Carofiglio

“Non è mai troppo tardi per leggere un buon libro”

Rubrica di recensioni, a cura dello scrittore e traduttore Maurizio Grasso.

Non sono sempre necessariamente recensioni di libri appena usciti, ma di “buoni libri”.

Recensioni – Oggi Maurizio Grasso vi farà conoscere “Elogio dell’ignoranza e dell’errore” di Gianrico Carofiglio

Librerie e biblioteche sono costantemente alimentate da nuove opere che riscuotono un successo superiore al loro effettivo valore. Se è sempre stato così, lo è tanto più in una fase storica in cui il libro è stato definitivamente trasformato in merce.

Gianrico Carofiglio è un autore di successo. I suoi frequenti passaggi in TV, non privi di un tocco di garbata supponenza, registrano comunque interventi sensati e piuttosto ben argomentati che, agli occhi di qualcuno e in una generale penuria di idee, lo rendono una sorta di casereccio maître à penser. È dunque normale che, quando esce un suo libro, soprattutto quando si mette in moto la macchina pubblicitaria di una potente casa editrice (Einaudi), questo libro scali rapidamente le classifiche di vendita.

Temo tuttavia che Carofiglio sia caduto (almeno in parte) vittima di una delle fallacie che con tanta vis polemica stigmatizza: la competenza universale che, giustamente, nel terzo capitolo, definisce un ossimoro. Perché? Perché accanto a osservazioni acute, talvolta illuminanti, in questo breve saggio troviamo anche alcune “scoperte dell’acqua calda”.

Nondimeno il libro merita di essere letto, se non altro perché ha il merito di far pensare, perché pungola riflessioni non convenzionali, perché si sforza di reinterpretare, nel solco di Erasmo (come si percepisce anche dalla scelta ammiccante del titolo), alcune categorie di pensiero sotto una luce alternativa.

A che genere di saggio appartiene dunque Elogio dell’ignoranza e dell’errore di Gianrico Carofiglio? Non è un libro di filosofia, né di sociologia, né di filologia. A tutta prima verrebbe da definirlo il libro di un tuttologo, ma forse sarebbe ingiustamente tranchant. Carofiglio interroga alcuni sostantivi astratti del nostro vocabolario, cercando di guardarli a luce radente, di svelarne la doppiezza sotto l’aspetto valoriale. È insomma un inventario che potrebbe somigliare al Dizionario dei luoghi comuni di Flaubert, senonché lo scrittore francese volle compilare una sarcastica “enciclopedia delle banalità”, mentre Carofiglio, più che demolire luoghi comuni, cerca di rivalutare concetti che nella vulgata corrente portano il marchio della negatività: con tale intenzione, si pone controcorrente né più né meno che come Erasmo e Flaubert.

Nella sua carrellata di elogi — sarebbe più appropriato parlare di demistificazioni — un ex magistrato come lui non poteva non iniziare con un tema giudiziario: quello delle confessioni estorte e delle testimonianze ingannevoli. Cita in proposito diversi casi di cronaca, ma anche esperimenti sul campo che provano come la memoria rievocata abbia spesso una componente di fantasia che, in ambito giuridico e soprattutto da parte di un testimone, può rivelarsi esiziale.

Successivamente Carofiglio se la prende con i (tanti) pronostici sbagliati dai cosiddetti esperti sul futuro di certe scoperte, rivelatesi poi determinanti per lo sviluppo della conoscenza. L’autore chiama in causa personaggi illustrissimi nel loro settore, due fra tutti: Einstein e Chaplin. È la cosiddetta “trappola della conoscenza”: taluni esperti si siedono a volte sulla loro esperienza, non colgono le nuove circostanze, tendono (pensiamo alla medicina) a reiterare le stesse diagnosi e terapie.

La difesa dell’ignoranza è a mio avviso il punto debole del saggio. Non vi si sviluppano argomenti particolarmente originali. Si sostiene (ovvio) che non esiste una competenza universale, e che il vero esperto «conosce il perimetro del suo sapere, quando si ritrova fuori da questo perimetro se ne accorge e, se occorre, lo ammette». È evidente che tra i due concetti del titolo, ignoranza ed errore, esiste una correlazione, tuttavia l’errore (dal latino errare humanum est al galileiano provando e riprovando) gode da sempre di migliore stampa dell’ignoranza e Carofiglio non è riuscito a perorare le ragioni della prima come ha fatto col secondo.

 

Lo scrittore pugliese passa poi ad analizzare i concetti di pianificazione e di improvvisazione, di solito connotati, il primo come positivo, il secondo come sinonimo di pressapochismo. In realtà, l’improvvisazione è un’arte (non solo in musica), perché è la capacità di procedere anche quando i nostri piani sono saltati. Quanto mai efficace la citazione di una frase di Mike Tyson: «Tutti hanno un piano, fino a quando non prendono un pugno in bocca».

Forse la parte più interessante del saggio è la rassegna dei cosiddetti “successi preterintenzionali” (parola presa in prestito dal lessico penale): le scoperte che arrivano per caso, o addirittura da un fallimento. Non sempre la conoscenza (intesa come sapere o saper fare) avanza grazie alla tenace curiosità degli studiosi, o degli esploratori, a volte progredisce grazie ai loro errori, sicché il risultato va “oltre” (dal latino praeter) le intenzioni.

Gianrico Carofiglio non lo cita, ma la più clamorosa scoperta preterintenzionale è evidentemente quella di Cristoforo Colombo. Tuttavia la scienza è piena di successi che sono andati al di là delle aspettative iniziali degli studiosi o dei ricercatori, moltissimi dei quali hanno nomi altisonanti. Carofiglio cita la scoperta casuale della penicillina, una muffa che aveva contaminato un batterio che il microbiologo scozzese Alexander Fleming stava studiando e che aveva subito mostrato prodigiose proprietà antibiotiche. Il secondo esempio, molto più recente, è la scoperta delle “proprietà” del Sildenafil (nome scientifico del Viagra) che era nato come un farmaco contro l’angina pectoris e che ha avuto una diffusione planetaria grazie a un imprevisto “effetto collaterale” emerso nella fase sperimentale.

Questo genere di scoperte, come è evidente, non hanno il loro motore nella curiosità, nel desiderio di combattere l’ignoranza, bensì nella mera casualità, nella fortuna. È chiaro, solo chi cerca trova e la fortuna aiuta gli audaci, ma in questi casi, per usare un altro detto popolare, si è andati per funghi e si son trovati portafogli.

Questo saggio, insieme al precedente L’arte del dubbio, pubblicato nel 2007 e rimaneggiato di recente, ci dà spunti per comprendere come mai Carofiglio abbia abbandonato la toga per le lettere, ossia non solo per una vocazione narrativa. Un uomo che deve giudicare «al di là di ogni ragionevole dubbio» è costretto a inserire la realtà in una griglia deterministica, mentre il nostro autore pare decisamente orientato a un’interpretazione probabilistica del reale. Nella sua postfazione lo stesso autore ci dà una lunga spiegazione e una chiave interpretativa che sta tutta nella frase di Lao Tse: «Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla».

Recensioni – Oggi Maurizio Grasso vi farà conoscere “Elogio dell’ignoranza e dell’errore” di Gianrico Carofiglio

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