Libri, recensioni 24 Maggio 2026

Recensioni – Oggi Maurizio Grasso vi farà conoscere “Il venditore di incipit per romanzi” di Matéï Vișniec

Livorno 24 maggio 2026 Recensioni – Oggi Maurizio Grasso vi farà conoscere “Il venditore di incipit per romanzi” di Matéï Vișniec

“Non è mai troppo tardi per leggere un buon libro”

Rubrica di recensioni, a cura dello scrittore e traduttore Maurizio Grasso.

Non sono sempre necessarie recensioni di libri appena usciti, ma di “buoni libri”.

Grasso vi farà conoscere “Il venditore di incipit per romanzi” di Matéï Vișniec

Recensioni – Oggi Maurizio Grasso vi farà conoscere “Il venditore di incipit per romanzi” di Matéï VișniecIl venditore di incipit per romanzi è l’ultima opera dello scrittore franco-romeno Matéï Vișniec pubblicata in Italia (2023). Poco noto da noi, in patria, dopo la caduta di Ceaușescu, ha acquisito grande fama sebbene viva in Francia e scriva sia in romeno che in francese. Di fatto, è il drammaturgo romeno più rappresentato dopo Ionesco.

Questo testo indefinibile, che si presenta con un biglietto da visita di garbato umorismo, riserverà ben presto delle sorprese: la sua costruzione piranesiana è piena di false piste; vi si intrecciano come in una grossa cima da ormeggio una quantità di storie, solo apparentemente distanti tra loro. Lo svolgimento della narrazione rivelerà la loro stretta parentela. Perché è un fatto che esse convergeranno, come le linee in parte tracciate in parte immaginarie di una prospettiva rinascimentale.

Il sottotitolo all’edizione romena del 2014 recita: “roman caleidoscop”. Per il suo approccio cerebrale e ultra-formalista si potrebbe considerare Vișniec un epigono dell’Oulipo di Queneau. Qualcuno lo ha definito addirittura “romanzo-mondo”. Senza scomodare paragoni con i veri romanzi-mondo della nostra epoca, io parlerei piuttosto di romanzo polifonico, nell’accezione contrappuntistica della polifonia rinascimentale. Come le voci di un canone, o di una fuga, le tante vicende si intersecano, si sovrappongono, danno vita a suggestioni dove la capacità logica del lettore è messa a dura prova come da un rompicapo, da un complesso teorema o da un’intricata trama poliziesca.

Vișniec adotta alcuni paradigmi postmodernisti: la pervicace, sistematica tarlatura di ogni illusione di trama convenzionale venga da lui stesso proposta; il gioco di specchi metaletterario tra scrittore “fuori” e “dentro” il plot, che crea e che viene creato. Da qualunque parte lo si prenda, il libro di Vișniec mantiene comunque un che di sfuggente, è un’opera talmente originale da rifiutare facili etichettature di genere.

Veniamo ai contenuti. In una delle tante storie l’io narrante, uno scrittore romeno trapiantato in Francia (guarda caso), racconta l’esempio schiacciante del fratello Viktor, maggiore di sette anni, fin dalla più tenera infanzia. Viktor è stato per anni la sua bussola, la sua divinità domestica, il tutore e consigliere le cui prescrizioni era impensabile non seguire. Ha giocato con i giocattoli di Viktor, indossato gli indumenti smessi di Viktor, a casa e persino a scuola gli raccomandano di seguire le orme di Viktor. Quando accompagnano Viktor alla stazione (avrà il privilegio di frequentare l’università nella capitale), il fratellino si meraviglia che Viktor non sia il solo della loro cittadina a partire e che la folla non si apra al suo passaggio come le acque del Mar Rosso davanti al bastone di Mosè.

In una seconda storia, lo scrittore nonché io narrante incontra il bizzarro, mellifluo, mefistofelico Guy Courtois che, nel suo biglietto da visita, si qualifica semplicemente come “incipit di romanzi”. «La prima frase è come un embrione pullulante di possibilità, come uno spermatozoo fortunato […] Un buon incipit di romanzo o produce quel clic metafisico, o non produce nulla». La sua agenzia, che vanta un’attività plurisecolare nel campo, sostiene di aver imbeccato nientemeno che Albert Camus per il suo celebre inizio de Lo straniero: «Oggi la mamma è morta». Non solo: anche Melville, H.G. Wells, Céline, Kafka e tanti altri si sono avvalsi della loro consulenza. Praticamente tutti i grandi romanzieri degli ultimi cento anni si sono rivolti a loro.

L’affabile, sussiegoso Courtois non accetta altre comunicazioni se non quella epistolare, naturalmente con fogli rigorosamente vergati con stilografica. Inizia così a intessere una fitta corrispondenza con l’io narrante, comunicazione quasi unilaterale e subdolamente “tentatrice”, perché vuol fare dello scrittore in crisi, dello scrittore in attesa dell’incipit salvifico il suo Doctor Faustus.

Altro personaggio di rilievo è Bernard, il vecchio libraio della libreria Verdeau che Courtois ha eletto come proprio recapito per la corrispondenza. Qualcos’altro lega i due. Bernard descrive all’amico Guy, non senza una certa malizia, il legame un po’ erotico un po’ metafisico che si sta creando tra il signor M., che Courtois ha mandato da lui (M. come Matéï!), e la signorina Ri, entrambi assidui frequentatori della libreria che usufruiscono senza limiti di tempo di un servizio particolare, quello

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