Libri, recensioni 23 Aprile 2026

Recensioni – Oggi Maurizio Grasso vi farà conoscere “Legami” di Eshkol Nevo

Livorno 23 aprile 2026 Recensioni – Oggi Maurizio Grasso vi farà conoscere “Legami” di Eshkol Nevo

Recensioni – Oggi Maurizio Grasso vi farà conoscere “Legami" di Eshkol Nevo“Non è mai troppo tardi per leggere un buon libro”

Rubrica di recensioni, a cura dello scrittore e traduttore Maurizio Grasso.

Non sono sempre necessariamente recensioni di libri appena usciti, ma di “buoni libri”.

 Oggi Maurizio Grasso vi farà conoscere “Legami” di Eshkol Nevo

Legami è l’ultimo libro di racconti pubblicato da Eshkol Nevo, tradotto l’anno dopo da Feltrinelli. Di recente Nanni Moretti (come era già accaduto per Tre piani) ne ha tratto il film Succederà questa notte, non ancora arrivato nelle sale.

Si tratta di venti storie, di vario respiro, da molto short a una che è un vero e proprio romanzo breve e occupa quasi un quarto del volume. Ciascuna lascia un’eco nel lettore, non strettamente in relazione con la sua lunghezza. Si sa, l’arte del racconto è estemporanea: da Maupassant a Kafka, da Čecov a Borges passando per nomi a loro inferiori, si può scrivere un capolavoro di cinque pagine come pure cuocere una ciambella senza buco di ottanta. Forse è anche per questo se non tutti amano i racconti e preferiscono la permanenza di personaggi che offre un romanzo e ai quali si ha tutto il tempo di affezionarsi.

Legami è dunque un icosaedro in cui ogni faccia è una finestra su una coppia, o una famiglia, o un’amicizia israeliane, tutte entità che poi non sono così diverse dalle nostre. Al centro dei libri di Nevo ci sono sempre storie del suo Paese, eppure è palese la sua intenzione di raccontare l’universale attraverso il particolare.

Il filo conduttore ce lo dice il titolo: ogni storia mostra un tipo diverso di legame, declina la parola in altrettante eventualità. Un padre esageratamente giovanilista e un figlio fin troppo giudizioso, una madre che rivede un figlio abbandonato quindici anni prima, un uomo e una donna sconosciuti che hanno un colpo di fulmine, una coppia di anziani su cui incombe la demenza senile, due amici che la vita ha allontanato geograficamente e mentalmente, due amici che al contrario si ritrovano dopo dieci anni, un padre che si è dedicato solo a sua figlia dopo che lei ha perso la madre, e ancora… altre coppie colte in varie fasi del loro più o meno durevole viaggio in comune.

L’impatto del primo racconto è fortissimo. Hungry Heart è praticamente In viaggio con papà di Sordi e Verdone in versione ebraica e tragicomica. Eyal, un commercialista quarantenne alquanto bacchettone, si trova a fare un viaggio da incubo all’inseguimento per il mondo di un concerto di Bruce Springsteen insieme a un papà decisamente più smart del figlio e che pare uscito piuttosto dalla penna di Philip Roth. Tra i due è lui il cuore affamato della canzone del “Boss”.

Qualche altro esempio. Forty-love mette di nuovo davanti, quattordici anni dopo, un uomo e una donna. La prima volta, lui stava giocando a tennis con un amico quando lei, vestita da sposa, si era spostata dalla sala banchetti del tennis club per chiedere di giocare un game con lui. Colpo di fulmine surreale. Un ristoratore uzbeko, la settimana dopo, dirà all’uomo: «Le orecchie e le occasioni vanno in coppia». E avrà ragione.

Ogni cosa è fragile, il più lungo dei racconti, è un inno all’amicizia e all’amore nelle loro intrinseche eppur diverse debolezze; rappresenta la cattiveria con cui la vita ostacola queste relazioni così indispensabili, vuoi dall’esterno, vuoi per cause intime a uno dei due. Due amici si ritrovano dopo dieci anni solo perché il secondo decide di interrompere il silenzio e attraversa l’Atlantico per rivedere il primo, oppresso da una enorme cultura e da un’intelligenza visionaria che lo rende consapevole di quanto poco adatto sia alla vita. Sarà un’occasione perché il secondo riveda la sorella del primo, sposata con due figli, innamorata di lui da ragazzina e che si scopre tale ancora oggi.

Dopo il tramonto è la storia tragicomica di Mosh e Sagit, una coppia con due figli che non riesce ad arrivare alla fine del mese. La situazione è talmente disperata che Mosh propone di trasferirsi a casa dei suoi genitori, ma la nuova circostanza lo rende sessualmente impotente. Per giunta ha fuso il motore dell’auto. Con quella stessa auto, novello Paperino, sarà investito da un suo studente con un padre che al contrario è un Paperone. Con metodi gentilmente ricattatori concorda con quest’ultimo un indennizzo, ma immagina di nascondere all’integerrima Sagit l’origine di quel denaro. Si sa, però, a Paperino vanno tutte storte.

Escape Room narra il fortuito, istruttivo incontro tra un settantenne e un giovane. Mentre con la moglie e i nipotini cerca di fare il percorso per uscire dalla escape room risolvendo gli indovinelli che aprono le stanze successive, l’anziano ha una crisi di claustrofobia e il giovane addetto ai monitor lo fa uscire. Mentre la moglie con i bambini continua la visita, il vecchio racconta al vigilante la sua storia: tra il 1970 e il 1973, dopo uno scontro tra israeliani ed egiziani sul Sinai, era stato per quattro anni chiuso con altri commilitoni nelle prigioni del Cairo. Ecco spiegata la crisi di quel giorno. Si era salvato leggendo agli altri, che non conoscevano l’inglese quanto lui, Lo Hobbit di Tolkien trovato in un pacco ricevuto dalla Croce Rossa. Il giovane gli dice che deve fare un regalo alla fidanzata per il compleanno e il giorno dopo il vecchio si ripresenta, proprio con quel libro di mezzo secolo prima e con una dedica.

Non ti piacerà ha al centro un padre, rimasto vedovo molto presto e che ha cresciuto da solo sua figlia Alma da quando aveva tre anni, vivendo soltanto per lei senza rifarsi un’esistenza. I «papà, non ti piacerà» che ha ascoltato da Alma, dalla sua prima sigaretta a quando alla fine gli confessa di essersi fidanzata con un franco-libanese che vive a Marsiglia, in pratica un arabo, sono stati un crescendo, tuttavia hanno rafforzato la sua resilienza di genitore, che altro non è se non la conseguenza di uno sconfinato amore paterno.

Parecchi racconti in Legami hanno un finale aperto. Più che una precisa scelta affabulatoria, credo sia una resa dello scrittore, non di Nevo in particolare ma di tutti gli scrittori, attenti osservatori degli altri: una resa all’evidenza che fin troppo spesso l’esistenza conduce gli individui a veri e propri cul-de-sac, che non tutte le situazioni trovano uno scioglimento, restando a lungo intrappolate in una bolla che nessuno può dire se e quando scoppierà.

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