Referendum, il governo Meloni non fa la storia: Livorno tra i maggiori difensori della Costituzione, Salvetti esulta
Livorno 24 marzo 2026 Referendum, il governo Meloni non fa la storia: Livorno tra i maggiori difensori della costituzione, Salvetti esulta
Il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026 si chiude con un risultato che pesa come un macigno sulla politica del governo guidato da Giorgia Meloni. E a rendere ancora più evidente la portata del messaggio politico è il dato di Livorno, dove il fronte del No si afferma in modo netto, accompagnato da una partecipazione significativa.
A sottolinearlo è il sindaco Luca Salvetti, che parla senza mezzi termini di una città “orgogliosa”, capace di difendere la Costituzione e respingere un progetto ritenuto squilibrato nei rapporti tra i poteri dello Stato.
I numeri confermano questa lettura. A Livorno il No sfiora il 70%, uno dei migliori risultati tra le grandi città italiane, mentre l’affluenza si mantiene alta rispetto alla media, segno di una mobilitazione concreta dell’elettorato . Un dato coerente con il quadro regionale: in Toscana il No si impone con circa il 58% dei voti, con un’affluenza superiore al 66%, tra le più alte d’Italia .
Anche a livello nazionale il segnale è chiaro: la partecipazione supera il 58%, un risultato superiore alle attese e che smentisce le previsioni di disaffezione . Ma soprattutto, il voto certifica la bocciatura della riforma costituzionale sulla giustizia promossa dall’esecutivo.
Nel suo commento, Salvetti rivendica il ruolo della città: “Livorno ha difeso la Costituzione”, afferma, evidenziando anche il coinvolgimento dei giovani e il valore politico del risultato. Parole che si inseriscono in un clima più ampio di lettura del voto come uno stop al progetto del governo.
E proprio su questo punto si concentra il dibattito politico emerso nelle ore successive allo scrutinio. In Toscana, esponenti del centrosinistra parlano apertamente di “bocciatura per il governo” e di un primo segnale di inversione rispetto alla linea dell’esecutivo . Una valutazione che trova eco anche nei dati: la riforma, presentata come intervento strutturale sulla giustizia, viene respinta in modo diffuso nei territori tradizionalmente progressisti, ma non solo.
Livorno, in questo quadro, diventa simbolo di una frattura politica più ampia. Da una parte, come sottolinea Salvetti, c’è un elettorato disponibile al dialogo su una “vera riforma della giustizia”. Dall’altra, una componente politica che – nelle parole del sindaco – pensava di “fare la storia” e che ora deve fare i conti con “l’amarezza” della sconfitta.
Il risultato del referendum non è solo un voto su un testo costituzionale. È, sempre più chiaramente, un giudizio politico. E per il governo si tratta di un campanello d’allarme difficilmente ignorabile: la riforma simbolo della sua agenda viene respinta proprio laddove la partecipazione è stata più alta.
Un segnale che da Livorno arriva forte e chiaro: quando gli elettori si mobilitano, il consenso non è scontato. E la direzione del Paese può cambiare.
