Cronaca 23 Settembre 2020

Servizi educativi del Comune, Cgil: giovedì 24 settembre presidio davanti a Palazzo civico

Livorno, 23 settembre 2020

“Le lavoratrici somministrate dei servizi educativi del Comune di Livorno chiedono garanzie sul proprio futuro e per questo motivo effettueranno un presidio davanti a Palazzo civico. L’iniziativa, sostenuta con forza dal Nidil-Cgil, si terrà giovedì 24 settembre dalle 8 alle 10 .

Una storia che dev’esser raccontata

 

A marzo le scuole dell’infanzia sono costrette a chiudere a causa del lockdown.

Il Comune non tarda un solo giorno a comunicare a Randstad – agenzia di somministrazione a cui si è rivolta per il reperimento di queste professionalità – che il personale somministrato non serve più e che quindi non saranno riconosciute le fatture relative a periodi successivi al 6 marzo.

Un vero e proprio schiaffo nei confronti di queste 43 lavoratrici da anni impiegate nelle scuole del Comune.

 

Per le educatrici si aprono dunque le porte della cosiddetta “Tis in deroga”, una sorta di cassa integrazione che comporta una retribuzione pari al 55% della busta paga.

Tutto ciò per circa un mese, ossia fino alla prefissata scadenza del contratto a termine: a partire dall’8 aprile queste lavoratrici diventano infatti ufficialmente disoccupate.

Ad aprile parte però la didattica a distanza e il Nidil-Cgil chiede al Comune che anche le lavoratrici somministrate siano coinvolte: l’amministrazione comunale però risponde che ciò non è possibile, che le rette scolastiche sono state sospese e dunque che il pagare anche il personale somministrato avrebbe rappresentato un costo in più.

Il Comune decide insomma di fare a meno delle lavoratrici somministrate.

 

A maggio si accende il contenzioso economico tra Comune e Randstad relativamente ai costi sostenuti dall’agenzia durante il periodo di ammortizzatore sociale:

il Comune non ritiene di doverli riconoscere e tra le parti inizia la schermaglia legale.

 

A settembre riaprono i nidi e le materne del Comune.

Le esigenze di personale, anche in conseguenza dei protocolli sanitari, risultano aumentate.

L’amministrazione comunale chiede perciò a Randstad di mettere a disposizione ben 65 educatrici, ossia un numero che rappresenta oltre la metà del personale educativo complessivamente utilizzato dal Comune nei propri servizi educativi.

Alla luce di come si è concluso lo scorso anno scolastico, il Nidil-Cgil chiede solide garanzie per le lavoratrici somministrate: contratti da settembre a giugno e inclusione nei progetti di didattica a distanza nel malaugurato caso di un nuovo lockdown o della chiusura di un plesso scolastico.

Il Comune non si oppone a contratti da settembre a giugno ma Randstad fa presente che in caso di sospensione della didattica in presenza dovrebbe farsi carico degli stessi costi già sostenuti e non riconosciuti dal Comune a marzo.

Il Comune si oppone invece al coinvolgimento di queste lavoratrici in eventuali progetti di didattica a distanza.

 

Ad oggi il contenzioso tra Comune e Randstad prosegue.

A farne le spese sono ancora una volta queste lavoratrici che, dopo 13 anni di servizio presso i servizi educativi del Comune; si vedono costrette a firmare contratti che scadono il prossimo 30 settembre:

pronte così, ancora una volta, a ritrovarsi disoccupate se ci fosse un problema di chiusura dei servizi.

Tutto ciò è inaccettabile.

L’auspicio del Nidil-Cgil è che:

 

l’amministrazione comunale attivi finalmente un nuovo concorso per il profilo 0–3 anni per favorire un’occupazione stabile e di qualità.

Quella delle lavoratrici in somministrazione dei servizi educativi del Comune – il Nidil-Cgil ne è consapevole – è una storia che nasce tanti anni fa. Una vicenda che nasce con il sindaco Alessandro Cosimi e prosegue con i suoi successori Filippo Nogarin e Luca Salvetti. Al Nidil-Cgil non interessa addossare responsabilità a questa o quella giunta: al Nidil-Cgil stanno invece a cuore i destini di queste lavoratrici che da anni, seppur dipendenti di un’agenzia di somministrazione, lavorano dentro le scuole del Comune, garantendo un servizio di qualità per i bambini e le famiglie livornesi.

A queste lavoratrici si deve rispetto per il lavoro che hanno svolto in questi anni; per la professionalità che hanno dimostrato anche nel corso di questo anno nefasto. Purtroppo stiamo invece assistendo a uno svilimento della loro professionalità e  una scarsa dimostrazione di sensibilità in relazione alle difficoltà economiche che si stanno creando.

Auspichiamo dunque soluzioni concrete per poter finalmente risolvere questa problematica.

Le lavoratrici somministrate chiedono solo di continuare a lavorare con la certezza che almeno fino alla fine dell’anno scolastico; potranno contare su un reddito, indipendentemente dall’andamento dell’epidemia.

L’amministrazione e tutte le forze politiche che la sostengono mettano in campo soluzioni concrete e percorribili. Perché è inaccettabile che proprio nell’anno della pandemia si lascino indietro i lavoratori precari, ossia quelli più deboli.

Filippo Bellandi,

segretario generale Nidil-Cgil provincia di Livorno

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