Smantellamento piazza di spaccio, Barale (BL): “Guerriglia urbana” e critica destra e Amministrazione comunale
Livorno 28 agosto 2025 Smantellamento piazza di spaccio, Barale (BL): “Guerriglia urbana” e critica destra e Amministrazione comunale
“GUERRIGLIA URBANA”, é con queste parole scritte in stampatello e “gridate” che Valentina Barale Presidente di Buongiorno Livorno inizia la sua nota stampa dopo la retata dei carabinieri in piazza Garibaldi e prosegue:
“Stamattina un elicottero dei carabinieri sveglia mezza città e tutti veniamo a sapere in diretta che si sta svolgendo una “retata” contro lo spaccio in centro.
Non è la prima volta e non sarà l’ultima: come noto Livorno è una importante piazza di spaccio a livello internazionale, ma anche un mercato della droga “al dettaglio” che si distingue sul panorama italiano a partire dagli anni ’70.
La retata arriva a valle delle dichiarazioni del Prefetto sulla instaurazione di una “zona rossa” nelle piazze calde dello spaccio.
Tutto intorno un balletto orrendo tra centro destra e centro sinistra in cui risulta evidente da parte di tutti il tentativo di galleggiare sul problema sicurezza e di utilizzare poi il tema per delegittimare la parte avversaria.
A noi invece interessa risolvere il problema che esiste, che ha radici profonde e lontane, che si mescola con temi delicati quali la migrazione e l’inclusione, ma che affonda anche in uno stato di degrado sociale, educativo e culturale della città che sembra sempre più profondo.
Ci sarebbe da parlare di ‘ndrangheta in porto che movimenta tonnellate di stupefacenti e di come debellarla, ma anche di legalizzazione delle droghe, ma lo faremo in un’altra occasione.
Tornando alle nostre piazze appare evidente il fallimento delle politiche sociali nella nostra città: l’uso della droga, l’abuso di alcool, lo sfruttamento della prostituzione, confermano uno stato di grande disagio in tutte le fasce di età e sociali cittadine.
È sufficiente delimitare una zona della città, marchiarla con la lettera scarlatta, attivare daspo, espellere qualche disgraziato per stare tranquilli e raccontarsi di aver risolto il problema?
Non funziona così: il controllo militare del territorio resta l’ultima inefficace risposta, quando si arriva ad un livello di perdita del controllo sociale e territoriale che non consente più un dialogo, la possibilità di gestire, il tentativo di includere.
Ci pare che le soluzioni proposte dalla attuale amministrazione di centrosinistra, ribadite nella conferenza stampa tenutasi ieri, siano insufficienti e soprattutto contraddittorie: non si vuole il daspo, ma a novembre scorso il sindaco ha chiesto l’intervento dell’esercito. Si vuole il dialogo, ma si spendono centinaia di migliaia di euro in videocamere invece che in progetti culturali e sociali sul territorio. Si invoca l’integrazione, ma non si spende mezza risorsa per questo. Ci si vuole distinguere dalla destra, ma l’unica proposta è la nomina di un security manager.
Occorre urgentemente una programmazione dedicata ad ogni quartiere della città, che includa più settori dell’amministrazione comunale, oltre alla collaborazione con altri soggetti. Non possiamo porci degli obiettivi di miglioramento della “sicurezza” che siano esclusivi della Polizia municipale o delle forze dell’ordine, ma dobbiamo riportare economia sana dove dominano illegalità e disagio.
Il nostro modello di riferimento prevede un lavoro integrato che deve vedere l’impiego di importanti risorse umane, economiche, ma – anche e soprattutto- una forte alleanza fra istituzioni, commercianti, residenti e associazioni di categoria, culturali e sociali. Una sinergia indispensabile, senza la quale è impossibile raggiungere risultati tangibili.
Ci vuole un impegno trasversale che, per assumere forza e credibilità, deve coinvolgere numerosi ambiti di competenza: partecipazione, commercio, arredo urbano, lavori pubblici, sicurezza, polizia municipale, cultura, politiche giovanili, beni comuni, rapporti istituzionali con numerosi enti, in primis la Scuola.
Occorre aumentare e migliorare gli “occhi” e le “finestre” della città: illuminazione, arredo urbano, apertura di spazi di prossimità e di socialità gestiti da privati e/o dal Comune. Non serve abbattere le baracchine: servirebbe aiutare a tenerle aperte, sostenendo con contributi e finanziamenti in primis le associazioni che già operano nei quartieri.
Sarebbe fondamentale adottare modelli e pratiche di sicurezza partecipata e condivisa, basati sulla presenza costante e radicata di agenti di polizia municipale di quartiere, coordinati con equipe multidisciplinari (psicologi, educatori, mediatori culturali, assistenti sociali, associazioni di volontariato), che collaborano con i cittadini. Non serve negare i problemi e sbeffeggiare i cittadini che percepiscono rischi: vanno ascoltati e sostenuti.
Servono percorsi di formazione e sviluppo per la polizia municipale, corsi improntati all’acquisizione di conoscenze sulla mediazione dei conflitti e sui meccanismi cognitivi del pregiudizio, laboratori da attuare anche insieme ai soggetti deboli e marginali che tendono ad essere inquadrati come possibili ‘nemici’ del quieto vivere: migranti, senzatetto, gruppi in lotta su obiettivi monotematici. Non ci servono sceriffi, ma personale qualificato in grado di gestire al meglio e in sicurezza le questioni.
Dovremmo strutturare presidi e spazi fisici sul territorio che recuperino la funzione di decentramento, facendo sì che siano davvero luoghi permanenti con funzione di sportello e di contatto con gli abitanti per rendere la Polizia municipale e l’equipe multidisciplinare figure conosciute e radicate sul territorio. Lo spazio pubblico non più visto come elemento da mettere sul mercato, per la rendita di pochi, ma risorsa pubblica, punto di riferimento, luogo che risponde ad esigenze collettive.
Ma soprattutto politiche giovanili (ma esiste un assessorato?) e il coinvolgimento continuo e strutturale della SCUOLA, con progetti seri in cui si vivono i quartieri e attraverso i quali la scuola esce dalla scuola, attraversa la città e forma insegnanti e futuri cittadini e cittadine alla libertà, all’empatia, alla democrazia.
In poche parole, le retate, i daspo, gli elicotteri e le zone rosse non sono utili: servirebbe la Politica”.
Valentina Barale
Presidente di BL