Sostituire il citofono in un condominio: cosa valutare tra impianto esistente e nuove tecnologie
Livorno 24 agosto 2026 Sostituire il citofono in un condominio: cosa valutare tra impianto esistente e nuove tecnologie
Nella vita di un condominio arriva prima o poi il momento in cui il vecchio citofono comincia a dare problemi: audio disturbato, pulsanti che non rispondono, componenti fuori produzione impossibili da reperire. È il segnale che occorre intervenire, e quasi sempre la domanda che segue è se limitarsi a un ripristino identico oppure cogliere l’occasione per passare a un videocitofono con funzioni moderne. La decisione, in un contesto condominiale, non appartiene al singolo proprietario ma coinvolge l’assemblea, con vincoli tecnici e regole di ripartizione che conviene conoscere prima di sedersi al tavolo.
Il tema tocca due piani distinti che spesso vengono confusi. Da un lato ci sono gli aspetti tecnici, che riguardano la compatibilità con l’impianto esistente. Dall’altro quelli deliberativi, che stabiliscono con quali maggioranze si approva l’intervento e come se ne dividono i costi. Affrontarli separatamente aiuta a evitare i contenziosi che nascono quando questi passaggi vengono gestiti con approssimazione.
Manutenzione straordinaria, non innovazione
La qualificazione giuridica dell’intervento è il punto da chiarire per primo, perché da essa dipende la maggioranza necessaria. La tentazione di considerare il passaggio da citofono a videocitofono come un’innovazione porterebbe a richiedere un quorum molto alto, difficile da raggiungere. La giurisprudenza, però, ha consolidato un orientamento diverso. La sostituzione di un vecchio impianto citofonico con uno videocitofonico di nuova generazione costituisce manutenzione straordinaria, non innovazione, perché il nuovo impianto mantiene la stessa funzione del precedente, migliorandone le prestazioni tecniche senza mutarne la destinazione d’uso.
La conseguenza pratica è rilevante. Per approvare la sostituzione è sufficiente il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti in assemblea che rappresentino almeno la metà del valore dell’edificio, ossia 500 millesimi, ai sensi dell’articolo 1136, secondo comma, del Codice Civile. Questa maggioranza è valida sia in prima sia in seconda convocazione, e la delibera vincola anche i condomini dissenzienti, assenti o astenuti. Il concetto di innovazione, ha chiarito la giurisprudenza, presuppone l’introduzione di qualcosa di completamente estraneo alla natura del bene comune, condizione che non ricorre quando si tratta semplicemente di aggiornare un dispositivo per effetto del progredire della tecnologia.
Come si dividono le spese
Chiarita la maggioranza, resta la questione della ripartizione dei costi, terreno su cui si concentrano molte impugnazioni. La regola di riferimento è il criterio millesimale: le spese relative alla gestione, manutenzione e conservazione dei beni comuni, tra cui rientra l’impianto videocitofonico, si ripartiscono tra i condomini in proporzione al valore delle rispettive proprietà, secondo l’articolo 1123 del Codice Civile. Una recente pronuncia del Tribunale di Nola, con sentenza del 18 aprile 2026, ha ribadito il principio annullando una delibera che aveva ripartito la spesa in parti uguali: senza una convenzione approvata all’unanimità, la divisione paritaria viola la disciplina legale del riparto e legittima l’impugnazione.
La stessa sentenza offre un dato utile a inquadrare l’ordine di grandezza dell’intervento. Nel caso esaminato il preventivo per il solo citofono ammontava a 1.938 euro oltre IVA, quello per il videocitofono a 2.538 euro oltre IVA, con una differenza di 600 euro ritenuta oggettivamente contenuta. Proprio la modestia di questo scarto ha portato il giudice a escludere che l’opera potesse considerarsi voluttuaria o particolarmente gravosa, un elemento che rafforza la possibilità di deliberare il passaggio al video senza incontrare l’opposizione di chi lo giudica superfluo.
La compatibilità con l’impianto esistente
Sul piano tecnico, la scelta del nuovo apparecchio parte dalla verifica di come è cablato l’impianto attuale. La maggior parte delle abitazioni italiane utilizza il sistema a due fili, un collegamento a due conduttori che trasporta insieme alimentazione, audio, video e dati. Si tratta di una tecnologia digitale compatta, particolarmente adatta ai condomini esistenti e agli edifici storici, dove creare nuove canalizzazioni sarebbe complesso e invasivo. Il vantaggio decisivo è la possibilità di riutilizzare l’infrastruttura già presente: molti videocitofoni moderni sono compatibili con gli impianti a due fili esistenti, e la sostituzione avviene senza rifare i cablaggi.
Un dettaglio spesso ignorato riguarda l’aggiornamento del singolo appartamento: chi vuole un videocitofono connesso non deve necessariamente coinvolgere l’intero condominio, perché su un impianto a due fili l’intervento può interessare solo la propria unità, lasciando invariato il sistema comune.
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Le funzioni che cambiano l’uso quotidiano
Al di là degli obblighi normativi e delle compatibilità tecniche, il passaggio al videocitofono introduce funzioni che modificano il rapporto con l’ingresso di casa. Il citofono tradizionale gestisce solo l’audio, mentre il videocitofono aggiunge l’immagine e, nei modelli connessi, la possibilità di ricevere le chiamate sullo smartphone tramite app. Chi si trova fuori casa può così rispondere al citofono, verificare chi ha suonato e aprire il portone a un ospite o a un corriere, funzione tutt’altro che marginale in un’epoca di consegne continue.
Le funzioni smart, va precisato, richiedono la connessione internet per notifiche e accesso remoto, ma l’apparecchio continua a funzionare come citofono tradizionale anche senza rete, garantendo chiamata e risposta dal monitor interno. Per un condominio la scelta di aggiornare l’impianto comune apre inoltre la strada a funzioni condivise, dalla registrazione dei visitatori alla comunicazione tra le diverse unità, elementi che aumentano la sicurezza percepita dell’edificio. La sostituzione del citofono, letta in questa prospettiva, non è una spesa di pura manutenzione ma un investimento sul comfort e sulla sicurezza di tutti i condomini.
