Sportivo, violenza sessuale, condanna in primo grado, presunzione di innocenza e valori dello sport, l’intervento dell’Amministrazione comunale
Livorno 8 novembre 2026 Sportivo, violenza sessuale, condanna in primo grado, presunzione di innocenza e valori dello sport, l’intervento dell’Amministrazione comunale
La nota stampa integrale diffusa dall’Amministrazione Comunale
“L’Amministrazione comunale di Livorno ha appreso dagli organi di stampa della condanna in primo grado del giocatore del Livorno calcio Jesus Christ Mawete a 3 anni e 8 mesi per violenza sessuale di gruppo.
Come Istituzione, rispettiamo il lavoro della magistratura e il principio costituzionale di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. Non spetta al Comune entrare nel merito di un procedimento giudiziario in corso, né anticipare valutazioni che spettano ai giudici.
Spetta però al Comune, e spetta a tutte le istituzioni di questa città, prendere posizione sul piano culturale ed educativo.
Lo sport è uno strumento educativo potentissimo. Parla ai ragazzi e alle ragazze, alle famiglie, a interi quartieri. Forma modelli, trasmette valori, costruisce esempi. Proprio per questo, quando si verificano fatti di tale gravità, anche se accertati in primo grado, non si può far finta di niente e non si può trasmettere il messaggio che tutto possa continuare come prima.
La violenza sessuale non è un errore veniale, non è un incidente di percorso, non è una questione privata. È un reato gravissimo che riguarda tutta la comunità. Minimizzarlo, normalizzarlo o ignorarlo significa indebolire il lavoro che ogni giorno scuole, associazioni, centri antiviolenza e istituzioni portano avanti per prevenirlo e contrastarlo.
Da questo punto di vista l’Amministrazione livornese e questa Giunta hanno proposto un percorso di sensibilizzazione, coinvolgimento e mobilitazione senza precedenti che si è concretizzato in centinaia di iniziative e anche in scelte difficili riguardanti la Giunta stessa quando determinati valori erano stati messi in discussione.
Nel calcio italiano la federazione e le società non hanno lanciato quasi mai segnali forti capaci di far riflettere in attesa della conclusione del percorso giudiziario, ed è secondo noi arrivato il momento che la Figc adotti un codice etico di comportamento che tutte le società possano recepire per tutelare l’immagine delle stesse società, delle città di cui portano il nome, di tutti i tifosi e il valore educativo dello sport, senza con questo anticipare alcuna sentenza definitiva.
Oggi mancano linee guida chiare e condivise su come comportarsi di fronte a condanne, anche se non definitive, per reati di violenza sessuale e di genere.
Non si può lasciare ogni decisione alla sensibilità del singolo club, perché così si rischia di trasmettere messaggi contraddittori: in una città si sospende, in un’altra si fa finta di niente. Servono regole comuni, trasparenti e uguali per tutti, che tutelino le vittime, gli atleti, i tifosi e la credibilità stessa dello sport italiano.
Chiediamo quindi a Figc e Coni di aprire un confronto su questo tema e di dotare il sistema sportivo di indicazioni precise, nel rispetto del percorso giudiziario e del principio di presunzione di innocenza, ma anche nel rispetto del valore educativo che lo sport deve continuare ad avere, soprattutto verso i più giovani.
Livorno è impegnata in queste settimane nel percorso del Novembre Antiviolenza, con iniziative rivolte in particolare alle giovani generazioni, per affermare con chiarezza che la violenza non è mai normale, che la gelosia possessiva non è amore, che il controllo non è affetto, che bisogna avere il coraggio di fare rumore e di chiedere aiuto.
Quel messaggio, per essere credibile, deve essere coerente. Non può essere affermato al mattino nelle scuole e smentito il pomeriggio sui campi da gioco.
Per questo l’Amministrazione comunale chiede alla società sportiva di riflettere sulla propria responsabilità educativa e sociale e di valutare, come annunciato ad aprile scorso quando era venuta a conoscenza dei fatti che vedevano coinvolto il giocatore, i provvedimenti più opportuni a tutela delle vittime, dei tifosi, dei giovani atleti che guardano a quella maglia come a un esempio, e di tutta la comunità cittadina.
Livorno è una città che ha scelto da che parte stare: dalla parte delle donne, delle vittime, del rispetto. Una città in cui nessuno e nessuna è sola, grazie a una Rete Antiviolenza forte e a servizi pronti ad accogliere e supportare chi ha bisogno di aiuto.
L’Amministrazione continuerà a lavorare in questa direzione, con le scuole, con le associazioni e con tutte le realtà sportive che vorranno condividere questo impegno, perché la lotta alla violenza di genere si vince solo se diventa una responsabilità collettiva”.
