Truffa del finto carabiniere, la polizia arresta un uomo in flagranza di reato
Livorno 16 aprile 2026 Truffa del finto carabiniere, la polizia arresta un uomo in flagranza di reato
La Polizia di Stato di Livorno nel primo pomeriggio dell’8 aprile accorreva in via Baciocchi poiché al numero unico di emergenza 112 veniva segnalata una presunta truffa in atto ai danni di una donna anziana.
La richiedente, era infatti riuscita ad avvisare un inquilino dello stabile del probabile tentativo di truffa per fargli chiamare le Forze dell’Ordine. Il personale dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, giunto sul posto, apprendeva che l’abitazione interessata si trovava al primo piano dello stabile.
Durante l’avvicinamento all’appartamento, l’equipaggio della Volante udiva distintamente urla provenire dall’interno, riconducibili a voce femminile, nonché rumori compatibili con un trambusto e colpi provenienti dalla porta d’ingresso. Giunti sul pianerottolo, gli operatori constatavano che tali rumori e richieste di aiuto persistevano e dopo pochi istanti la porta dell’abitazione veniva aperta verso l’interno da un uomo e quindi i poliziotti facevano immediato ingresso nell’appartamento.
All’interno veniva individuato un soggetto di sesso maschile, il quale, alla vista degli agenti, tentava repentinamente di uscire dalla porta d’ingresso per darsi alla fuga dalle scale del condominio. Contestualmente, gli operanti notavano la presenza di una donna anziana riversa a terra, con il capo appoggiato contro la parete e in prossimità di un oggetto contundente (verosimilmente un mortaio in ceramica o metallo), in evidente stato di difficoltà. Il soggetto tentava con veemenza di sottrarsi al controllo, opponendo resistenza mediante pugni, calci e spinte nei confronti degli operatori che dopo una colluttazione lo bloccavano immobilizzandolo.
La vittima riferiva che il soggetto introdottosi nella sua abitazione si era presentato con il nome di “Matteo”, qualificatosi falsamente come incaricato/delegato del Tribunale, le aveva riferito di dover procedere alla documentazione fotografica di monili in oro in suo possesso, che sarebbero stati oggetto di accertamenti da parte dell’Autorità Giudiziaria, in relazione a una presunta rapina nella quale sarebbe stata coinvolta un’autovettura intestata al marito defunto, come riferitole telefonicamente da un sedicente “maresciallo”.
La donna, avendo già subito in passato analoghi tentativi di truffa, aveva intuito la natura fraudolenta della richiesta e, pertanto, fingeva di aderire alle richieste del soggetto, riuscendo contestualmente ad allertare un vicino di casa affinché contattasse le Forze dell’Ordine.
Una volta all’interno dell’abitazione però il soggetto pretendeva con insistenza e con tono minaccioso la consegna dei monili in oro. Al rifiuto della donna, che dichiarava di non possedere quanto richiesto, l’uomo reagiva con crescente aggressività, minacciandola ulteriormente e, infine, spingendola con violenza, la faceva rovinare a terra.
All’esito degli accertamenti effettuati emergevano numerosi precedenti Penali e di Polizia a carico dell’indagato, in particolare per reati contro la persona e contro il patrimonio. Dagli ulteriori accertamenti risultava altresì la posizione di irregolarità sul territorio nazionale dell’uomo fermato.
Alla luce di quanto sopra, il telefono cellulare e l’auricolare in uso al soggetto venivano sottoposti a sequestro penale, in quanto pertinenti al reato e potenzialmente contenenti elementi utili per la prosecuzione delle indagini. Per le condotte sopra descritte, il soggetto veniva messo a disposizione dell’autorità giudiziaria mediante arresto in flagranza di reato per i reati di cui agli artt. 56 e 628 c.p. (tentata rapina), artt. 56 110 e 640 c.p. (tentata truffa ai danni di persona anziana) e art. 337 c.p. (resistenza a pubblico ufficiale).
