Rubriche 26 Settembre 2021

Un rover sull’Etna, il suolo del vulcano simula Marte

Scienza – Tecnica

26 settembre 2021

Con un rover sull’Etna, come fosse Marte

In preparazione della prossima missione dell’Esa sul Pianeta rosso, lo scorso luglio una spedizione del progetto EuroMoonMars – formata da 11 studenti e da ricercatori di vari paesi europei, fra i quali alcuni astronomi dell’Inaf di Catania – si è recata sull’Etna per una serie di simulazioni d’esplorazione marziana. I risultati sono stati presentati la settimana scorsa all’Epsc 2021

In attesa che il rover Rosalind vero e proprio sbarchi su Marte, le sue repliche – più o meno fedeli – si cimentano in imprese terrestri. E fra i tanti luoghi che offre il nostro pianeta sembrano prediligere l’Italia. Qualche giorno fa vi parlavamo delle prove di funzionamento della trivella compiute a Torino dal “Ground Test Model”, un gemello del rover di ExoMars certificato Esa. Il rover di cui vi parliamo oggi – una copia assai meno fedele, sia per dimensioni che per aspetto – si è invece cimentato nel luglio scorso sui pendii dell’Etna, e la sua impresa è stata raccontata la scorsa settimana all’Epsc 2021.

«In alta quota sull’Etna, per via della frequente attività eruttiva e piroclastica, il suolo, costituito di roccia e polveri e non ancora colonizzato da forme di vita, ha proprietà strutturali e morfologiche simili a quelle del suolo lunare e marziano», spiega Isabella Pagano, direttrice dell’Inaf di Catania e ricercatrice del team del progetto EuroMoonMars. «Questo ambiente naturale diventa quindi uno fra i migliori luoghi dove testare il funzionamento degli strumenti progettati per l’esplorazione robotica dei corpi rocciosi del Sistema solare».

Un rover sull'Etna, il suolo del vulcano simula Marte

Il rover di EuroMoonMars in azione sull’Etna. Crediti: Hannah Reilly, Bernard Foing e Gaia de Palma

Ed è proprio per un test in preparazione della prossima missione dell’Esa su Marte – il cui lancio è in programma per il 2022 – che il team di EuroMoonMars ha scelto il vulcano siciliano: qui undici studenti da tutt’Europa hanno simulato l’atterraggio di un rover e lo hanno poi usato per simulare le attività di Rosalind in un ambiente ostile come quello dell’Etna, raccogliendo e analizzando dati con alcuni strumenti progettati per esplorare la Luna e Marte.

«Come potete immaginare, il nostro rover è molto più piccolo di quello dell’Esa», spiega un’altra delle ricercatrici del team di EuroMoonMars, Hannah Reilly, dell’Università di Dublino, «ma abbiamo sviluppato un nostro sistema di telecamere simile a quello di ExoMars, incluso PanCam, che abbiamo usato per generare panorami a 360 gradi. Proprio come il rover di ExoMars, che analizzerà il terreno marziano, abbiamo anche utilizzato diversi spettrometri tra cui uno Raman e uno Uv-Vis-Nir. L’analisi in situ dei campioni raccolti è stata poi condotta in loco, per simulare ciò che accadrà con ExoMars. I risultati scientifici sono stati condivisi con la comunità attraverso una serie di articoli che illustrano diversi aspetti della campagna, come il rover e l’antenna radio, presentati quest’anno all’Epsc».

La campagna è stata organizzata nell’ambito del progetto Leaps dell’Esa e dell’Università di Leiden, sotto la supervisione di Bernard Foing e con la collaborazione di ricercatori del Dlr tedesco e dell’Inaf e dell’Università di Catania. «Ricercatori con competenze in settori diversi e sinergici: ingegneria, astrofisica, geologia, informatica, chimica, gestione e logistica», sottolinea Pagano. «L’Etna  ancora una volta si conferma come prezioso laboratorio, non solo per i vulcanologi, ma anche per gli ingegneri aerospaziali e per gli astrofisici. Un bel vanto per un vulcano che è annoverato dall’Unesco tra i patrimoni dell’umanità».

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