Cronaca 7 Aprile 2022

Vicenda discarica di Limoncino, la posizione del Comune

La posizione del comune di Livorno sulla vicenda Limoncino

Le parole del sindaco Luca Salvetti e dell’assessora all’Ambiente Giovanna Cepparello

 

Livorno, 7 aprile 2022

il sindaco Luca Salvetti e l’assessora all’Ambiente Giovanna Cepparello, questa mattina hanno illustrato alla stampa la posizione del comune sulla vicenda Limoncino.

A parlare per primo è stato il Sindaco:

“il primo compito del Sindaco è di valutare gli aspetti ambientali della città e tutelare la salute pubblica.

partendo da questo presupposto oggi abbiamo convocato questa conferenza stampa per illustrare a tutti i cittadini quello che è il contributo tecnico istruttorio legato all’autorizzazione integrata ambientale (aia) della discarica del Limoncino, che abbiamo presentato nell’ambito della conferenza dei servizi del 30 marzo 2022.

La vicenda è complicata e si trascina dal 2008. Gli eventi accaduti successivamente, compresa l’alluvione, hanno complicato il quadro di riferimento e di utilizzo di quell’area.

Il documento si basa su quattro elementi fondamentali:

Il primo:

è in relazione agli aspetti di competenza del settore urbanistico del Comune e quindi il collegamento di ciò che sta avvenendo al Limoncino e al quadro che guarda al piano strutturale e al piano operativo.

Il secondo:

è in relazione agli aspetti delle competenze del settore edilizia privata e qui voglio segnalare una cosa: la discarica nasce come destinata a rifiuti non pericolosi, inerti ed inorganici e al ripristino della morfologia della collina. Questi sono i riferimenti iniziali del 2008, cosa che non corrisponde al progetto che poi ha poi preso forma secondo l’Amministrazione Comunale dato che vengono conferiti anche rifiuti con una componente organica.

Il terzo:

L’aspetto da mettere in risalto è quello di competenza del settore ambiente e verde perchè qui si parla del vincolo idrogeologico scaduto, degli aspetti legati all’adeguamento del fondo della discarica lotto 2, sul quale anche Arpat si è espressa in maniera puntuale.

Il quarto:

questo aspetto riguarda invece la strada, in relazione alle competenze del settore di urbanizzazione e mobilità. Su quella strada serve un’autorizzazione privatistica condivisa tra i titolari del diritto di passo, per specificare come quella strada deve essere usata, attraverso un regolamento dei proprietari e attraverso una chiara presa di posizione sulla sentenza del 2019 che stabilisce chiaramente che si tratta di una strada privata, che non può essere usata a prescindere da questo. Noi questo chiediamo.

In sintesi, il giudice civile nel 2019 ha sentenziato che:

 

via del Limoncino non ha natura pubblica, nè risulta gravata da uso pubblico; i frontisti hanno diritto a regolamentarne l’uso;

inibisce l’uso della strada ai mezzi della società Bellabarba e li condanna alla rimessa in pristino della stessa. dalla lettura delle sentenze si evince che per l’utilizzo della strada occorre un’autorizzazione privatistica.

Qui nasce la discussione se questa sentenza è ancora vigente e su questo ognuna delle due parti si esprime in modo diverso.

Quindi deve essere attivato un procedimento per un pronunciamento urgente per capire se la sentenza è ancora valida o meno.

Inoltre devono essere chiariti i diritti acquisiti veri o presunti, perchè non è possibile che una città come Livorno possa vivere giornalmente una situazione di confronto pericoloso anche sotto il profilo dell’ordine pubblico in una parte del proprio territorio”.

L’assessora all’ambiente Giovanna Cepparello ha specificato

“che le condizioni del contesto in cui si colloca la discarica sono cambiate rispetto al 2009 per due ragioni: ci sono state piogge molto intense che hanno cambiato le curve pluviometriche attese sul territorio, seconda cosa nel 2009 si supponeva che la strada fosse pubblica, mentre invece oggi sappiamo dalle sentenze che si tratta di una strada privata.

Quindi è cambiato il contesto di riferimento all’interno del quale l’impianto “atterra”.

L’Amministrazione Comunale ha chiesto alla Regione Toscana di attivare un riesame della procedura di valutazione di impatto ambientale (via).

 

Questo è fondamentale per riconsiderare le modifiche che sono intervenute negli anni. Dobbiamo ricordarci che questa discarica ha avuto un percorso difficilissimo, perchè fin dall’inizio ci sono stati molti problemi che di fatto non hanno mai permesso alla discarica di entrare in esercizio, fino appunto ad aprile del 2019.

Per quanto riguarda gli aspetti di competenza del settore di urbanistica, la zona dove si colloca la discarica prevede misure di salvaguardia che saranno valide fino alla fine dell’anno.

Queste misure prevedono che in quella particolare zona sussista il divieto di impianti di smaltimento e rifiuti. Fatto salvo il proseguimento dell’attività degli impianti esistenti fino allo scadere delle autorizzazioni vigenti.

Quindi noi chiediamo un approfondimento, nel senso che bisogna capire se questo impianto è già in esercizio perchè di fatto l’autorizzazione integrata ambientale è scaduta. In genere l’autorizzazione a questo tipo di impianto viene rinnovata, ma noi chiediamo un approfondimento puntuale su questa questione molto importante.

Questo è un tema nuovo che abbiamo portato alla conferenza dei servizi.

L’impianto è nato come progetto di ripristino ambientale; per ripristinare la morfologia della collina ed aveva come titolo “impianto di smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi, inerti e inorganici”.

 

Però fin dall’inizio c’è una peculiarità negli atti, perchè da un lato si parla di un impianto di inerti e inorganici, finalizzato al ripristino ambientale; dall’altro in realtà si chiede l’autorizzazione al conferimento di codici a basso tenore di organico.

A questo proposito Arpat nel 2009 scriveva che questa richiesta non era coerente con l’obiettivo dichiarato.

Se il fine originario, quello primario del ripristino ambientale, sul quale anche la Soprintendenza si era espressa, sembra essere venuto a mancare; o almeno messo in secondo piano, in questo caso il settore di edilizia privata del Comune, ritiene che sia necessaria una nuova autorizzazione paesaggistica”.

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