Tenerini difende l’autonomia e l’autorevolezza istituzionale di Dionisi
Livorno 3 ottobre 2026
Prosegue il confronto politico a Livorno dopo le dichiarazioni del sindaco Luca Salvetti sull’ex prefetto Giancarlo Dionisi, intervenuto nei giorni scorsi in occasione della conclusione del proprio incarico alla guida della Prefettura. In una lunga presa di posizione, il primo cittadino aveva criticato il metodo e l’operato di Dionisi, contestando in particolare il coinvolgimento di comitati cittadini, i numerosi tavoli istituzionali promossi durante il suo mandato e quelle che ha definito iniziative con una connotazione politica vicina alle posizioni della destra. Salvetti aveva inoltre affrontato i temi della sicurezza, delle cosiddette zone rosse, degli orti urbani e della Darsena Europa, sottolineando al tempo stesso che, con la conclusione dell’esperienza prefettizia, si sarebbe dovuto voltare pagina e ritrovare una nuova sintonia con la Prefettura.
Alle parole del sindaco replica ora l’onorevole Chiara Tenerini, segretaria provinciale di Forza Italia, che prende le difese di Dionisi e contesta duramente la lettura offerta da Salvetti. Tenerini parla di una «concezione delle istituzioni che preoccupa» e richiama l’autonomia dei ruoli istituzionali, sostenendo che le iniziative dell’ex prefetto non dovrebbero essere interpretate attraverso una lente di contrapposizione politica o personale. Nel suo intervento la parlamentare pone l’accento anche sul futuro della Darsena Europa, ricordando che Dionisi continuerà a ricoprire il ruolo di commissario dell’opera e che, proprio per questo, sarà fondamentale mantenere un rapporto di leale collaborazione istituzionale nell’interesse della città.
Di seguito il comunicato integrale di Chiara Tenerini.
“Confesso di aver provato un profondo disagio leggendo le dichiarazioni del sindaco Salvetti sul prefetto Giancarlo Dionisi. Non indignazione politica, ma qualcosa di più amaro: l’imbarazzo di fronte a una concezione delle istituzioni che, se davvero è quella che emerge dalle sue parole, dovrebbe preoccupare tutti, indipendentemente dall’appartenenza politica.
Colpisce innanzitutto l’insistenza quasi ossessiva con cui Salvetti ricorda che Dionisi è ormai un «ex» prefetto. Dionisi è un prefetto della Repubblica che ha concluso il proprio servizio andando in pensione. Non ha perso né la propria storia professionale né l’autorevolezza acquisita nell’esercizio delle sue funzioni. Ma evidentemente per Salvetti questa precisazione ha un’importanza particolare.
Ciò che trovo davvero sconcertante, però, è il ragionamento che attraversa l’intero articolo. Se il prefetto ha convocato un tavolo, ascoltato un comitato, affrontato una questione di sicurezza, Salvetti sembra incapace di immaginare che lo abbia fatto semplicemente per esercitare le proprie funzioni. Deve necessariamente esserci un’intenzione politica, una vicinanza alla destra, un’iniziativa contro di lui.
Persino le cosiddette zone rosse diventano una questione di appartenenza politica, dimenticando che analoghi provvedimenti sono stati adottati da prefetti in altre città, anche amministrate dal centrosinistra.
Ma il punto è persino più grave della lettura politica. È come se Salvetti considerasse sé stesso il centro di ogni iniziativa istituzionale: ciò che non nasce da lui o non coincide con la sua volontà finisce per essere interpretato come qualcosa contro di lui. Come se rappresentare una città significasse identificare quella città con la propria persona.
Ed è proprio questo che mi procura il maggiore disagio. Perché chi non riesce a riconoscere l’autonomia delle altre istituzioni, chi interpreta ogni iniziativa attraverso il filtro della propria centralità, solleva inevitabilmente un interrogativo sulla capacità di distinguere il proprio ruolo dall’interesse generale.
Per un sindaco, per un uomo delle istituzioni, è una questione molto seria.
Le istituzioni non appartengono a nessuno di noi. Siamo noi a essere temporaneamente chiamati a servirle, con il dovere di conservarne intatta la dignità e di consegnarle a chi verrà dopo di noi con la stessa autorevolezza con cui le abbiamo ricevute.
È per questo che abbiamo sempre riconosciuto e rispettato il ruolo di rappresentanti istituzionali anche quando le loro sensibilità politiche erano lontane dalle nostre. E lo abbiamo fatto anche nei confronti di figure nominate dall’attuale Governo, pur non appartenendo all’area politica della maggioranza che lo sostiene. Perché il rispetto è dovuto all’istituzione, non alla vicinanza politica o personale di chi temporaneamente la rappresenta.
C’è poi un elemento che rende questa vicenda ancora più preoccupante. Dionisi continuerà a svolgere un ruolo importante per Livorno come commissario della Darsena Europa. Un’opera strategica per il futuro economico e occupazionale della città, che richiede collaborazione, responsabilità e capacità di superare le contrapposizioni.
Il livore personale che traspare dalle parole del sindaco non è dunque soltanto spiacevole. Solleva un interrogativo concreto sulla capacità di mantenere quella leale collaborazione istituzionale che un progetto di tale portata esige.
E a pagarne le conseguenze, eventualmente, non sarebbero né Dionisi né Salvetti, ma Livorno.
È questo che trovo profondamente deludente. Non la critica, che è sempre legittima, ma la difficoltà che emerge nel riconoscere qualcosa che esista al di fuori della propria centralità politica e personale. Un atteggiamento che, purtroppo, non sembra esaurirsi in questa vicenda.
Amministrare una città significa prima di tutto saper andare oltre sé stessi. Significa comprendere che le istituzioni sono più grandi delle persone che le rappresentano. E che ridurle alla misura delle proprie simpatie, delle proprie insofferenze o delle proprie rivalità personali non rafforza la propria autorevolezza: finisce soltanto per svilire quella delle istituzioni”.
On. Chiara Tenerini
Segretario provinciale Forza Italia Livorno

