Cronaca 24 Luglio 2019

Che fine hanno fatto i quadri elettrici del Bacino in muratura?

Decine di cabine sparite o dismesse. I cavi da 15mila volt sono stati tranciati al pari del pavimento e sono quindi inutilizzabili

LIVORNO. Che ne è stato dei quadri elettrici di bassa e media tensione del bacino in muratura? E’ una domanda che si stanno ponendo in molti, dopo che Il Messaggero Marittimo, intervistando Massimo Netti (Jobson Group) ha sollevato ufficialmente la questione. Fatto sta che attrezzature elettriche per oltre cinque milioni di euro- si stima al ribasso – non sono più al loro posto, nonostante le relazioni tecniche dell’Autorità di Sistema nel 2010 le avessero date per presenti, con corredata relazione fotografica.

Cerchiamo di ricostruire la vicenda con chiarezza, aiutandoci anche con una chiacchierata telefonica proprio con Massimo Netti, raggiunto ad Amburgo dove stava completando una riparazione su una nave proprio per Jobson Italia.

Il bacino di carenaggio in muratura, meravigliosa opera di ingegneria marittima costata oltre settanta miliardi di lire, per funzionare ha bisogno di molta corrente. A corredo del bacino vi è infatti un edificio – detto n.1 o “servizi generali” – dove si trovano (o meglio trovavano) le attrezzature complementari al suo funzionamento: compressori, pompe idrauliche e, per l’appunto quadri elettrici in BT e MT (bassa e media tensione). I quadri elettrici servono a collegare le attrezzature secondarie del bacino (BT) ma anche le grandi pompe elicoidali di svuotamento che sono alimentate da linee (MT) da 15mila volts.

Il grande bacino in muratura è infatti composto da quattro elementi principali: l’incavo da 350 metri, la barca porta che ne sigilla l’ingresso, il sistema di traino per le navi e il sistema di svuotamento dell’acqua che è contenuto nei locali tecnici sotterranei adiacenti al bacino. Ma tutto ciò senza corrente non può funzionare. “Un bacino senza barcaporta e corrente – spiega Netti – di fatto è una vasca da bagno o un parcheggio per barche“.

Il comparto delle riparazioni navali è composto dal grande bacino in muratura, dal bacino galleggiante, dall’edificio servizi generali, dall’edificio ditte esterne e da una serie di piazzali. Per accedere all’intero comparto, ad oggi, si deve passare dalla portineria e dalla security di Azimut Benetti in fondo a via Edda Fagni.

Come noto, il comparto è sotto procedura di gara per la sua concessione. La procedura è a buon punto e a fine mese si dovrebbe forse avere il nome dell’assegnatario. Vi partecipano due società: Azimut Benetti e un’Ati costituenda tra Jobson Italia e Tecnomeccanica.

“Nel corso del sopralluogo obbligatorio, Jobson – ci conferma Massimo Netti – ha visitato gli impianti che erano visitabili, essendo molte aree inagibili ed allagate. Quando siamo entrati nell’edificio servizi generali, dopo che questo era stato aperto con le chiavi tenute dalla adiacente portineria di Azimut Benetti, ci siamo accorti di una grave anomalia, anzi due gravissime anomalie. La prima era che la gran parte delle cabine elettriche di media e bassa tensione erano state rimosse, e questo nonostante nelle relazioni tecniche allegate alla documentazione di gara (Pribaz 2010 e Bottoni 2018) le cabine fossero date per presenti. Nella relazione di Pribaz del 2010 vi sono anche tre foto che documentano la situazione originaria”.

Ecco le foto di cui parla Netti:

“Ci aspettavamo di trovare quelle attrezzature – continua Netti – invece abbiamo trovato questo”:

  Bacini carenaggio edificio 1 servizi generali

Tutto smontato, tutto inutiizzabile. I quadri originari non erano nuovi, certo, ma una cosa è ripristinarli a norma ed un’altra è rifare tutto nuovo: la differenza, senza contare la manodopera, è calcolabile in 5 milioni di euro almeno” prosegue Netti. “Si tratta anche di attrezzature estremamente pesanti: anche togliendo le bobine e gli interruttori pesano almeno 200 chili l’una. Per svuotare questi locali deve essere servita una gru e forse han dovuto anche aprire le porte del primo piano dell’edificio servizi generali che servono proprio a far passare questo tipo di attrezzature. Lo spostamento di queste attrezzature e lo smaltimento dovrebbe essere registrato nelle bolle di carico, nei documenti di viaggio e nei registri di smaltimento, quindi dovrebbe essere tracciabile“. E aggiunge: “Non si confondano i trasformatori che contenevano Pcb inquinante da smaltire con i quadri elettrici. Sono attrezzature completamente diverse sia per tipologia che numero”.

C’è poi un altro aspetto molto grave: “Non solo sono sparite le cabine elettriche, ma sono stati tagliati al pari del pavimento i cavi MT da 15mila volts. Questi cavi non sono giuntabili, andranno sostituiti e passati nuovi dalla prima morsettiera che riusciremo a trovare. Con questa azione è stato isolato elettricamente il bacino in muratura.

“Inoltre i cavi sono tagliati tutti bene e in modo uniforme; ciò significa che è stata utilizzata un’attrezzatura industriale. Si tratta – ribadisce Netti – di un’azione gravissima: tagliare al pari così dei cavi o è un grave errore professionale oppure dimostra la volontà di voler dismettere l’impianto“.

Ma chi è stato a far ciò?Non lo sappiamo. Ma abbiamo fatto presente la questione alle Autorità non appena ce ne siamo accorti: informalmente a febbraio scorso e poi con un dettagliato resoconto a fine maggio. Abbiamo chiesto risposte e documenti su chi sia stato l’autore di ciò, ma non abbiamo ancora avuto alcuna risposta”.

Ma chi può accedere all’edificio e chi poteva accedervi? “Io una risposta precisa non posso darla, ma le cito quel che ho letto. Le rispondo quindi citando alla lettera i documenti dell’Autorità di Sistema: ‘La società Azimut Benetti è detentore delle aree demaniali marittime dell’area denominata Avamporto, per circa 21800 metri quadri, parte del più ampio comparto dei bacini di carenaggio del porto di Livorno. Le aree sono nella disponibilità della Società a partire dalla scadenza delle concessioni pluriennali dell’ex cantiere navale F.lii Orlando [2009] e dopo l’avvio delle procedure di gara per l’affidamento del comparto, utilizzate mediante occupazioni trimestrali di cui l’ultima scaduta al 31 dicembre scorso‘. Lo scrive l’Autorità nel provvedimento n.91/2019. La direzione della Adsp indicata dai documenti a vigilare sull’area è quella Sicurezza e controlli ambientali, ora Direzione Sicurezza, Ambiente e Servizi”.

Massimo Netti ci ha anche segnalato un’altra anomalia riscontrata nel corso del sopralluogo, ma di questa ve ne parleremo nei prossimi giorni.

 

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