Piazza Garibaldi, chiude storica attività, la titolare: “tutelate prima le associazioni che le attività commerciali, che ogni giorno pagano tasse e imposte.”
Cronaca28 Giugno 2026
Piazza Garibaldi, chiude storica attività, la titolare: “tutelate prima le associazioni che le attività commerciali, che ogni giorno pagano tasse e imposte.”
LivornoPiazza Garibaldi, chiude storica attività, la titolare: “tutelate prima le associazioni che le attività commerciali, che ogni giorno pagano tasse e imposte.”
La pedonalizzazione di piazza Garibaldi continua a far discutere. A poche settimane dall’inaugurazione del nuovo assetto della piazza arriva la protesta di una storica commerciante che, dopo quasi cinquant’anni di presenza, ha deciso di trasferire la propria attività in via Cogorano.
La titolare dello storico negozio di ottica attribuisce la scelta alle conseguenze della pedonalizzazione, sostenendo che il drastico calo della clientela l’abbia costretta a lasciare quella che per decenni è stata la sede dell’attività.
“Da quando è stata chiusa la piazza ho perso metà del lavoro”, racconta. “Nei primi ventuno giorni gli incassi si sono praticamente dimezzati. Prima c’era sempre gente, spesso c’era perfino la fila fuori dal negozio. Oggi il negozio resta vuoto per intere mattinate.”
Il trasferimento, spiega, comporterà anche un importante investimento economico.
“Questo spostamento sarà oneroso, dovrò mantenere anche il laboratorio nell’attuale fondo perché nel nuovo locale non c’è spazio sufficiente. Per una piccola imprenditrice come me è un sacrificio enorme.”
Secondo la commerciante, il progetto definitivo sarebbe stato diverso da quello inizialmente illustrato agli esercenti durante gli incontri con l’amministrazione comunale.
“Ci avevano parlato di nuovi parcheggi, della demolizione delle baracchine e di una riqualificazione complessiva della piazza. Invece la strada è stata chiusa prima ancora di realizzare le opere compensative e i parcheggi promessi.”
Tra le critiche rivolte al Comune c’è anche quella relativa alle strutture delle associazioni ancora presenti nella piazza.
La commerciante sostiene che l’amministrazione abbia scelto di mantenerle in attesa di trasferirle in un nuovo immobile, un fondo commerciale che affaccia nella piazza come descritto nella manifestazione di interesse pubblicata da Comune di Livorno
“Nella nostra opinione sono state tutelate prima le associazioni che le attività commerciali, che ogni giorno pagano tasse e imposte.”
Un’altra contestazione riguarda il murale artistico realizzato sulla nuova pavimentazione della piazza, intervento che – secondo quanto riferito dalla commerciante – sarebbe costato circa 175 mila euro.
L’opera avrebbe già perso gran parte dell’effetto estetico originario.
“La resina degli alberi cade continuamente sulla pavimentazione. Diventa appiccicosa, trattiene polvere, foglie e sporco. Oggi quel disegno è ormai quasi completamente annerito.”
La titolare lamenta anche problemi legati alla sicurezza e al degrado.
Racconta di frequenti pallonate contro le saracinesche che fanno scattare il sistema d’allarme del negozio, episodi che si ripeterebbero soprattutto nelle ore serali, oltre alla presenza di persone che avrebbero creato situazioni di tensione nei pressi delle poche attività commerciali che cercano ancora di resistere.
Secondo la commerciante, il progetto avrebbe finito per allontanare la clientela senza restituire quella vivibilità promessa durante la presentazione dell’intervento.
Nel frattempo prosegue anche una raccolta firme promossa insieme ad altri esercenti della zona per chiedere il ripristino della viabilità e dei parcheggi. La petizione, riferisce, avrebbe già raccolto circa 400 adesioni e, una volta conclusa, sarà trasmessa anche al Prefetto
“Questa attività mi è costata anni di sacrifici e importanti investimenti. Oggi mi vedo costretta a lasciare dopo quasi mezzo secolo di storia in questa piazza. Per me questo rappresenta un danno enorme.”
La vicenda riaccende così il dibattito sulla pedonalizzazione di piazza Garibaldi, un intervento che continua a dividere cittadini, commercianti e amministrazione comunale tra chi lo considera una riqualificazione urbana e chi, invece, ritiene che abbia penalizzato il tessuto commerciale della zona.