Cronaca 24 Aprile 2017

Banchina 76: “bestia nera” per i riparatori navali. M5S più ombre che luci sui bacini

Come ben avrete letto in questi giorni (Leggi qui), la Jobson aveva richiesto l’attracco per’5 unità navali da 300 mi,.sulle quali , tutti i riparatori navali / aziende di Livorno, avevano riposto le loro speranze per lavoro.

Le speranze dei riparatori navali sono state interrotte dalla risposta negativa  dell’AP. Da li ,varie reazioni generali dell’ indotto ed un nuovo incontro con addetti dell’AP, dove fu nuovamente specificata la richiesta arrivo di queste navi ma soprattutto è stato messo in evidenza che questa tipologia di navi, non fa parte dei programmi gara pubblica bacini, ma solo a titolo di portare ossigeno alla città ed alle sue aziende in attesa di detta gara.

Dopo un placido e democratico chiarimento tecnico e di necessità derivanti da quanto sopra espresso, l’ AP, ha chiesto una nuova richiesta più dettagliata da prendere in visualizzazione con gli enti a lei collegata di competenza portuale.

Intanto per il gruppo consiliare M5S sul futuro dei bacini ci sono più ombre che luci, come meglio specificato nel comunicato sotto riportato.

Un passo avanti, tre indietro.
Dopo aver ascoltato gli interventi del neopresidente dell’Autorità portuale di sistema, Stefano Corsini, e del Segretario generale Massimo Provinciali, auditi mercoledì 19 aprile dalla Quarta commissione del Consiglio regionale della Toscana, possiamo dire con ragionevole certezza che attorno alla partita dei bacini di carenaggio ci sono ancora più ombre che luci.

L’aspetto positivo, l’unico, è che il presidente Corsini, seppur tra mille precisazioni e con estrema prudenza, ha concordato con l’esigenza di rimettere in funzione questa infrastruttura strategica, puntando su riparazioni navali di qualità e ad alto contenuto tecnologico.
Proprio quello che abbiamo sempre sostenuto noi.

Le ombre invece riguardano in primo luogo i tempi ma non solo. Il presidente ha parlato di qualche mese, un anno, per riparare il bacino galleggiante danneggiato dopo l’incidente alla nave Urania di un anno e mezzo fa, cui seguiranno altri mesi per riprendere le procedure di gara dal punto in cui si erano arenate. Ragionevolmente, ha detto Corsini, ci vorranno 18 mesi prima di poter assegnare la concessione.


Troppo. Non solo. Troppo vago. Come è possibile che a oltre un mese di distanza dal dissequestro del bacino non sia stata ancora fatta una puntuale stima dei danni, con relativo cronoprogramma per le riparazioni? E come è possibile che non siano state ancora completate tutte le opere collaterali – cabina elettrica in primis – necessarie all’utilizzo di questa infrastruttura che avrebbe dovuto essere assegnata due anni fa?

La sensazione è che si stia perdendo tempo per posticipare la riattivazione dei bacini, sgonfiandone la portata. Un sospetto confermato dalle parole dei Segretario provinciali, che di fronte alla Commissione ha affermato, in sostanza che, senza la presenza dei Cantieri Orlando, la capacità dei bacini di creare occupazione sarebbe tutt’altro che scontata.
Un’affermazione che fa il paio con quella del presidente Corsini che ha sottolineato come la nascita del quartiere di Porta a Mare abbia di fatto proiettato la città a ridosso del bacino. Se lo si dovesse riattivare, ha detto Corsini, si dovrebbe comunque trovare il modo di far convivere i cantieri con i residenti.
Affermazioni che non ci lasciano per nulla tranquilli e che vogliamo approfondire.

Per questo abbiamo convocato in audizione i vertici dell’Autorità portuale di sistema, in modo da fare chiarezza su tutti questi punti e discutere assieme di come muoverci per fare in modo che, nel momento in cui i bacini verranno riattivati, sia presente in città una manodopera qualificata in grado di sfruttare al meglio questa opportunità.”

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